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Destinazione d’uso della banda 700 MHz – Position Paper Anitec

LA CRESCITA DEL PAESE E LA NUOVA DESTINAZIONE D’USO DELLA BANDA 700MHz

Negli ultimi mesi il nostro Paese sembra aver preso coscienza del ruolo cruciale del digitale per la crescita dell’economia e delle imprese; ne sono testimonianza il piano “Crescita Digitale” e la “Strategia per la Banda Ultralarga” promossi dal Governo e volti a far recuperare il gap esistente rispetto ai maggiori Paesi europei e mondiali in termini di diffusione dei servizi digitali; recuperare questo ritardo porterebbe un aumento di circa 2 punti di PIL (30 miliardi di euro) e creerebbe circa 700 mila posti di lavoro in cinque anni (fonte: Confindustria).

Per colmare questo gap e rimanere al passo con gli altri Paesi è cruciale dare rapida esecuzione a questi programmi in una logica Industry 4.0 – la quarta rivoluzione industriale legata all’adozione delle tecnologie digitali nelle imprese di tutti i settori produttivi – e IoT – l’interconnessione degli oggetti attraverso la rete e la gestione intelligente dei dati scambiati.

Lo sviluppo di Industry 4.0 e IoT è strettamente legato alla disponibilità di una rete 5G, in grado di veicolare in modo efficiente i servizi digitali più evoluti e di sostenere il crescente traffico dati.

La proposta UE di allocare entro il 2020 ai servizi di telecomunicazione wireless la banda 700MHz, attualmente dedicata alla trasmissione dei servizi radiotelevisivi, è volta a favorire il progresso tecnologico e la competitività dell’Europa nell’economia globale. Francia e Germania hanno già accolto con favore questa proposta attuando strategie nazionali coerenti con l’obiettivo temporale 2020.

Preme segnalare inoltre che – in linea con il quadro regolamentare europeo – l’allocazione della banda 700MHz ai servizi di telecomunicazione wireless consentirà di dedicare risorsa spettrale anche ai servizi innovativi per la pubblica sicurezza (i cosiddetti servizi PPDR BB Public Protection and Disaster Relief Broadband), favorendo in particolare una più efficace prevenzione ed un più efficiente contrasto al terrorismo internazionale. Anche in questo la Francia si è già attivata dall’estate scorsa.

È pertanto quanto mai necessario che anche l’Italia si allinei il più possibile alle stesse logiche: non essere tra i primi in Europa nell’adozione delle nuove tecnologie e servizi 5G metterebbe l’Italia in una posizione di ulteriore svantaggio, con gravi ripercussioni sulla nostra economia, sull’efficienza della Pubblica Amministrazione, sulle imprese e sui cittadini.

  

Le implicazioni, la strategia definita e gli investimenti nel settore televisivo

La necessità di adottare soluzioni tecnologiche più efficienti per trasmettere contenuti di qualità elevata (HD, Ultra HD) in una banda inferiore a quella attuale, non è un tema nuovo: i broadcaster italiani ed il regolatore, in considerazione delle previste crescenti limitazioni sulla banda di trasmissione (prima 800 MHz e poi 700MHz) e dell’elevato numero di emittenti operanti in Italia, hanno da tempo indicato, in occasione dei fora di lavoro e dei dibattiti pubblici, gli standard DVB-T2 e HEVC quali presidi tecnologici elettivi per soddisfare, al contempo, le esigenze in termini quantitativi (numero di canali) e l’evoluzione verso la definizione HD e UltraHD .

La scelta dell’Italia per l’evoluzione verso queste tecnologie è stata già tracciata a partire dal 2012 per il DVB-T2 (legge 44 del 26 aprile 2012) e confermata con l’adozione dell’HEVC a fine 2014 (DL 31 dicembre 2014, n. 192). Le disposizioni di legge prevedono dal 1° Luglio 2016 la cessione alla distribuzione e dal 1° Gennaio 2017 l’obbligo di vendita al consumatore unicamente di apparati con queste dotazioni.

I produttori di apparecchi riceventi (TV e Decoder) si sono per tempo adeguati alle scelte del legislatore, sostenendo investimenti aggiuntivi per realizzare una produzione specifica per il mercato italiano.

Il passaggio alla tecnologia T2/HEVC è stato, dunque, da tempo individuato dall’Italia come la scelta nazionale verso la quale far evolvere quella che è la piattaforma di distribuzione dei servizi televisivi più diffusa presso i cittadini italiani. Cambiare ora paradigma (ad esempio verso il modello francese) significherebbe disconoscere e rimettere in discussione scelte strategiche già attuate, che hanno già mosso investimenti importanti nel settore industriale e rinunciare alle caratteristiche di efficienza e qualità evoluta di cui abbiamo detto.

  

Vantaggi e costi per gli utenti televisivi

E’ opportuno sottolineare che il rinnovo del parco installato determina un beneficio in termini di qualità più elevata dei contenuti fruibili dagli utenti rispetto alla situazione attuale ed il mantenimento della pluralità di canali oggi garantita dall’attuale bouquet.

Il fisiologico rinnovo di televisori consentirà, entro il 2020, la sostituzione di circa il 50% del parco installato. La parte restante, costituita da apparecchi con un’età di almeno 5 anni, potrà essere comunque adattata alla ricezione dei nuovi contenuti mediante dispositivi esterni con costi molto limitati.

  

Conclusioni e proposte

Lo Stato Italiano ha dunque operato una scelta tecnologica precisa, prevedendo l’adeguamento di tutti i device ai nuovi standard, in linea, per quanto detto, con le strategie per la diffusione della banda ultralarga, dei servizi e tecnologie 5G, e di una qualità evoluta per i servizi TV e dei servizi innovativi per la pubblica sicurezza.

Siamo consci dell’attuale dibattito in corso sulle tempistiche di evoluzione e delle diverse esigenze manifestate: ogni soluzione va individuata all’interno della strategia per la crescita globale del Paese, nel rispetto delle scelte di percorso già operate ed in modo contestuale per tutti i comparti interessati. Diversamente, non si raggiungerebbero gli obiettivi prefissati in termini di diffusione delle soluzioni IoT in ottica Industry 4.0, producendo un ingente “costo del non fare” (dai risvolti anche sociali) legato alla mancata innovazione digitale.

Riteniamo quindi che ogni sforzo debba essere fatto perché la transizione avvenga, in linea con i maggiori Paesi europei, in una data il più prossima possibile al 2020.

  

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